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Lo Studio di Luigi Pirandello è l’ultima dimora abitata dallo scrittore. Si trova all’ultimo piano di un villino di proprietà dello Stato in cui sono allogati alcuni uffici del Ministero dello Sviluppo Economico.

Già negli anni 1913-1918 Luigi Pirandello aveva abitato nel villino insieme alla sua famiglia. Dal 1933 al 1936 vi abitò da solo, occupando i locali tuttora conservati integri all'ultimo piano; nella stanza attigua al suo appartamento viveva il suo autista-factotum Francesco Armellini, mentre al piano inferiore abitava il figlio Stefano con la famiglia. In questa casa nel 1934 Luigi Pirandello riceveva la notizia del conferimento del Premio Nobel.

Alla morte dello scrittore, avvenuta il 10 dicembre 1936, i figli subentrarono nel contratto di locazione ma, quando il 10 novembre 1938 l'intero villino fu acquistato dallo Stato e adibito a sede dell'Ufficio Centrale Metrico, il Ministero delle Corporazioni ne intimò l'immediato sgombero. Fu allora che gli Eredi Pirandello, pur di non veder distrutta tale memoria, si dichiararono disposti a donare allo Stato quanto era contenuto nello Studio (mobili, quadri, libri, manoscritti, oggetti personali), purché lo Stato a sua volta si impegnasse a consegnare lo Studio al Ministero dell'Educazione Nazionale affinché il tutto venisse mantenuto nel modo in cui si trovava.

L'impegno (siglato il 28 dicembre 1942) fu mantenuto ma non si provvide poi a predisporre un'adeguata manutenzione con il risultato di un progressivo degrado.

Soltanto nel 1961, ricorrendo il XXV anniversario della morte di Luigi Pirandello, il Ministero della Pubblica Istruzione, ancora una volta dietro sollecitazione dei figli dello scrittore oltre che di un gruppo di intellettuali, decise di affidarne la custodia all'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo.

Costituito nel 1961, l'Istituto ha lo scopo statutario di «promuovere ricerche e studi sulla vita e sull’opera di Luigi Pirandello e sul teatro contemporaneo e di svolgere ogni altra attività idonea per la loro conoscenza e diffusione». All’Istituto è affidata la custodia dello Studio, e in particolare la conservazione e la catalogazione della Biblioteca di Luigi Pirandello e dei preziosi documenti donati dagli Eredi ed oggi custoditi negli archivi.

L'Atto Costitutivo dell'Istituto risale al 1961 e fu rinnovato e perfezionato il 26 luglio 1979; nel 1998 l'Istituto ha ottenuto il riconoscimento della Personalità Giuridica (D.M. del 4 dicembre 1997, G.U. 12 febbraio 1998). Gli archivi depositati presso l'Istituto sono stati dichiarati di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio e quindi sottoposti alla disciplina prevista dall'art. 38 del D.P.R. 30/09/1963, n. 1049.


Negli anni l’Istituto ha allestito una biblioteca di volumi di studi critici sull'opera e sulla biografia di Luigi Pirandello. Il catalogo online della Biblioteca dell'Istituto è consultabile all'indirizzo: http://opac.uniroma1.it

Lo Studio è aperto al pubblico anche per visite guidate; gruppi organizzati, associazioni culturali e scolaresche si ricevono su appuntamento.


Nel 2008 l'Istituto di Studi Pirandelliani è entrato a far parte dell'Albo degli Istituti culturali della Regione Lazio (L.R. 42/97): http://www.culturalazio.it


Nel 2010, grazie ad un contributo di Fondazione Roma-Terzo Settore, l'Istituto ha avviato un progetto per la digitalizzazione del patrimonio; i contenuti digitali sono pubblicati nella sezione Collezione digitale. Nel 2012, grazie ad un ulteriore contributo di Fondazione Roma-Terzo Settore, è stato possibile avviare una seconda fase del progetto di digitalizzazione.

 

Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, nel 2011 è stato possibile avviare un Progetto di tutela e conservazione del patrimonio archivistico-documentario custodito presso lo Studio di Luigi Pirandello.

                                                                                                                                                                                                                                              

VILLA_GIARDINO_FOTO_DEpoca                                                                                                                                    

 Il Villino di via Antonio Bosio in una foto d'epoca  

 


                                                                                                                                                                                                            

Testi a cura di Dina Saponaro e Lucia Torsello.